Concedersi il tempo

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Ora, come ben noto, Manhattan è questo luogo del mondo affollato all’inverosimile, quintessenza globale della percezione metropolitana, dove l’essere umano è, più che altro, moltitudine indistinta all’occhio frettoloso. Talvolta, risulta estremamente arduo posare lo sguardo e concedersi il tempo per mettere a fuoco le singole, meravigliose, piccole grandi cose che accadono agli uomini ed alle donne di questa città. Concedendosi qualche pausa dall’urbana frenesia, con un po’ di allenamento, si possono ottenere scenette davvero gustose. L’altra mattina ero in attesa allo sportello per portare a termine una semplice operazione in una filiale della mia banca. Mi trovavo su Park Avenue all’altezza della Ventesima strada, dove l’architettura urbana é la perfetta espressione del concetto che New York City sia la cosa moderna piú vecchia che esista. Antichi grattacieli con oltre 100 anni fanno da elegante contorno al tran tran del XXI Secolo. Mi concedo un attimo per lanciare lo sguardo nella cabina a vetri, dove, da dietro una scrivania in legno scuro, un dirigente bancario sicuro di sé ed in giacca blu sta assistendo una donna minuta dai tratti latini e dal volto teso in palese attesa di una risposta cruciale. Non c’e audio nella mia scena, sono troppo distante ed il vetro della cabina tutela la privacy, ma non é importante per capire cosa avviene; un secondo dopo la tensione della donna, paffuta e con lunghi capelli neri raccolti in una coda che scivola dietro lo schienale della sedia imbottita, si scioglie in un sorriso liberatorio bellissimo. Il bancario contagiato da quel sorriso luminoso oppure solo dagli interessi della banca, porge la mano che la donna stringe ora con fiera gratitudine ed alcuni fogli che firma di getto. Qualche minuto dopo, dalla mia attesa in coda, osservo la donna uscire dalla porta girevole della filiale con quel meraviglioso sorriso stampato ancora in volto, la osservo attraverso il logo semitrasparente stampato sulla vetrata della banca, mentre sul marciapiede bacia i documenti del mutuo appena approvato per quella casetta bianca con giardino su nel Queens. La seguo con lo sguardo, per l’ultima volta, mentre attraversa la Park volando a mezzo metro sulle strisce pedonali finché non scompare con la sua piccola grande gioia nella moltitudine tra i taxi gialli e le altre venti milioni di storie che accadono ogni giorno agli uomini ed alle donne su questa sponda affollata dell’Oceano Atlantico.

L'Autore

L'Autore

Carmine Savarese é nato nel 1977, in un inverno di piombo con il sole che splendeva su Napoli. E' stato un cowboy nella Toscana degli anni '80. E' uscito indenne dagli anni '90 ed ha viaggiato in circa 50 paesi, poi nel 2008 ha scelto New York, dove ha vissuto nel cuore di Brooklyn per un vita. Brooklyn è il lato migliore della mela e di noi stessi. Carmine e' un creative director, ha fondato Creativa, Tiplr, e molti progetti che stanno a mezza via tra il design ed i viaggi. Carmine va in bicicletta.