Aspettandoti

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Figlio mio, non so che giorno è per te oggi e se c’è il sole a splendere sul tuo cuore o la pioggia ad inumidire i tuoi sogni, non so se sei ancora nel Nuovo Mondo o se sei tornato nella terra dei tuoi avi. Non so a che età sei arrivato a leggere queste righe che ti scrivo, per te verranno da un tempo lontano, il tempo in cui tu sei stato in quel morbido limbo della pancia di mamma. Un tempo che è il mio presente, oggi che sono qui, in questa primavera del 2014, a mezza via del mio di cammino, qui ad aspettarti curioso, trepidante e già follemente innamorato di te, dall’istante in cui io e mamma tua abbiamo ascoltato per la prima volta il battito garrulo del tuo cuoricino amplificato dagli strumenti dello studio della ginecologa russo-americana, lì sull’86esima strada appena di fronte al Central Park. Era Settembre. Oggi, invece, è un bellissimo giorno di Aprile, il primo sole davvero caldo mi batte in volto -e sai quanto amo questa sensazione- mentre ti scrivo dal patio della caffetteria, qui dietro casa, nella nostra Brooklyn, tu e mamma siete a fare yoga, questa mattina le hai dato due bei calcetti tanto ben piazzati che abbiamo visto la forma del piedino. Il tuo arrivo in questo mondo è previsto tra pochissime settimane, secondo i calcoli il 22 di Maggio, ma chissà in realtà quando esattamente ti sentirai pronto a fare capolino. L’inverno quest’anno sulla Costa Est è stato lungo e freddissimo, come non accadeva da oltre vent’anni, ma il tempo, come sempre alla fine passa, e le settimane sono state scandite dalle foto che facevo alla pancia di mamma che cresceva dolcemente insieme a te, figlio mio. Ti ho certo raccontato che la tua storia è iniziata in una locanda di Kyoto, Giappone, in un pomeriggio di mezzo agosto, dove mamma e papà sono arrivati quasi alla fine di un lunghissimo viaggio fatto quasi tutto in treno attraverso l’Europa e la Russia e l’Asia settentrionale! E di certo hai sentito parlare mille volte della grande festa di matrimonio sulle colline di quella bella Firenze della tua mamma, da dove scorre buona metà del tuo sangue. L’altra metà Antonio, figlio mio, viene dalla Marina di Seiano, Golfo di Napoli, e da quel mare Mediterraneo dove io sono nato, da quel mare blu che con la sua luce e quell’orizzonte ad occidente ha riempito d’infinito i miei occhi ed il mio cuore, sempre! Anche nei momenti più bui ed alle latitudini più fredde. Tu stai per nascere, amore mio, lontano da quegli scogli e da certi profumi di limone e mirto, ma nascerai in un luogo altrettanto speciale su questa palla che gira, in una città che ha saputo assimiliare l’essenza di tutti i popoli della terra, dove coesistono tutte le forme e le follie ed i sogni di una grande umanità immensa e meravigliosa. Anche quella nostra essenza, un po’ saracena ed un po’ celtica, limata nei secoli dal Rinascimento e dai Re di Napoli, in questa pazza New York, ha messo radici e tu ne sei il frutto, bimbo mio. Oggi ancora non so come saranno andate le cose per The Savareses e per il mondo intero fino al momento in cui hai trovato queste righe, ma posso raccontarti che le cose in questi ultimi tempi che ho vissuto fino al tuo arrivo, piccolo mio, sono andate piuttosto bene, che tuo papà ha imparato già da un po’ che creer es crear e che i sogni si avverano sempre. Basta volerlo. Non scordarlo mai. E tra un sogno, un desiderio ed una battaglia vinta siamo arrivati a questo 2014, il tuo anno, Antonio, l’anno dei mondiali in Brasile e l’anno in cui Gabriel García Márquez, che ha riempito dolcemente la mia fantasia per almeno trent’anni, ci ha lasciato. Dalla fine del millennio, non par vero, ma abbiamo già messo in fila ben oltre un decennio, a me sembra ieri il 1999 che pareva non finir mai e il 1988 con i suoi colori sgargianti ed il 1977, anno magico del tuo papà, siede ormai polveroso sugli scaffali del tempo, come certe date accademiche stampate sul frontespizio di alcuni libri rilegati in tela beige. E tu, i libri di carta, amore mio, li tocchi ancora o sono solo un ricordo lontano, che quasi non ti appartiene? Chi lo sa, bimbo mio, come sarà il tuo domani. Io, intanto, ti prometto che sarò la tua roccia possente che per prima scalerai e dalla quale scruterai il mondo per la prima volta e per tutte quelle che vorrai. Io che son qui aspettandoti, amore mio.

L'Autore

L'Autore

Carmine Savarese é nato nel 1977, in un inverno di piombo con il sole che splendeva su Napoli. E' stato un cowboy nella Toscana degli anni '80. E' uscito indenne dagli anni '90 ed ha viaggiato in circa 50 paesi, poi nel 2008 ha scelto New York. Carmine vive a Brooklyn, il lato migliore della mela e di noi stessi, e' un creative director, ha fondato Creativa, Tiplr, e molti progetti che stanno a mezza via tra il design ed i viaggi. Carmine va in bicicletta.