La classe media va a Coney

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La linea Q del Subway il sabato mattina porta l’immenso popolo della Mela alle spiagge cittadine della Piccola Russia; dalle parti di Coney dove la costa di Brooklyn si bagna nella baia di New York. Su dal Bronx sono anche piu’ di 2 ore di viaggio. Il vagone e’colmo come in un weekday ma il vociare allegro e le sedie pieghevoli da mare sostituiscono i musi lunghi ed i laptop dei lunedi’ di lavoro. E’ chiaro a tutti che oggi e’ festa. Una giovane famiglia nera si stringe tra passeggino ed ombrellone pieghevole; il bimbo piu’ grande sorride grato al padre con i suoi denti bianchissimi. Un gruppo di coppie latine appena salito alla 59esima strada mescola schiamazzi a sorsate di rum dominicano nascosto nell’ipocrisia di Zio Sam e del sacchetto di carta. Gli uomini sovrappeso con le bluse degli Yankees ed i tatuaggi della Virgen de Guadalupe parlano spanglish. Le pagine in cirillico del paperback che la signora ha tra le mani tradiscono la sua origine russa e lei a Little Odessa non ci va al mare, ma ci torna a casa dopo il turno d’infermiera su in ospedale a Midtown. Il treno e’ un local e per attraversare Brooklyn impiega una buona ora, ferma a tutte le stazioni ed a seconda della zona carica su italiani, messicani, coreani, indiani e caraibici, tutti livellati dagli stessi marchi di junk food che gridano -mangiami!- dalle buste in plastica, dai cartoni della pizza e dai bicchieroni supersize stracolmi di ghiaccio e calorie che tengono tra le mani con avidita’.

La voce del macchinista urla all’altoparlante -Briiiighton Beeeeach!- e le porte automatiche si aprono. Il gelo dell’aria condizionata si scontra con il caldo umido dell’agosto atlantico. La folla si riversa fuori. Brighton Beach non e’ il piu’ bel quartiere di New York City ma sicuramente ha fascino. La stazione e’ una sopraelevata d’antico acciaio americano e sta li’ gia’ da almeno 100 anni. Scendendo le scale ci si immerge in strada. Qui tutto e’ in caratteri cirillici, come il libro dell’infermiera, lo e’ persino l’insegna “telefono” sulla cabina. Qui arrivavano i russi e tutti quegli euroasiatici che scappavano dalla morsa della grande madre Rossjia certi di barattare il grigio socialismo con il sogno stelle e strisce, ma che poi si sono ritrovati a vivere in un paradosso etnico-geografico, in uno scialbo scenario con un nome britannicissimo alla periferia di Broccolino. I russi  per luogo comune non riesci ad abbinarli al mare ed infatti loro fanno finta che l’oceano, nascosto dietro brutte palazzine non esista e si ostinano a vendere caviale e salmone ed a dirti spasiba per grazie. Ma e’ in dollari che si fanno pagare. Le etnie che attraversano la via dirette al mare non sembrano dar troppo peso a questi algidi autoctoni, tutt’al piu’ sostano negli stores per comprare ancora food da spiaggia.

Come in quelle vecchie foto degli anni trenta l’immensa spiaggia atlantica e’ una distesa continua di esseri umani. Ognuno col suo credo, il suo colore, il suo tenore ed i suoi gusti. Ognuno illudendosi allegramente al sole d’agosto con il proprio American Dream al fresco nella ghiacciaia con le birre.

L'Autore

L'Autore

Carmine Savarese é nato nel 1977, in un inverno di piombo con il sole che splendeva su Napoli. E' stato un cowboy nella Toscana degli anni '80. E' uscito indenne dagli anni '90 ed ha viaggiato in circa 50 paesi, poi nel 2008 ha scelto New York, dove ha vissuto nel cuore di Brooklyn per un vita. Brooklyn è il lato migliore della mela e di noi stessi. Carmine e' un creative director, ha fondato Creativa, Tiplr, e molti progetti che stanno a mezza via tra il design ed i viaggi. Carmine va in bicicletta.